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Gli ingredienti per una storia di Qualità

La società odierna attraversa un cambiamento negli stili di vita e sta emergendo un modello di consumo sempre più orientato agli aspetti qualitativi e all’origine dei prodotti, alla ricerca di esperienze di gusto nuove e polisensoriali e alla riscoperta di prodotti tipici e regionali.

 

Le aziende alimentari devono essere quindi in grado di rispondere a questa nuova domanda offrendo dei prodotti che soddisfino prima di tutto questi valori emergenti legati alla qualità e alla sicurezza alimentare.

 

Dato che la qualità è un punto di partenza imprescindibile abbiamo pensato di iniziare proprio da questo tema e da come lo si possa comunicare efficacemente.

 

E’ il primo di una serie di brevi articoli che racconteranno in modo sintetico e concreto come sviluppare un approccio strategico di marketing e comunicazione che valorizzi l’azienda e l’unicità dei suoi prodotti.

 

L’evoluzione del concetto di Qualità nel food

Un tempo un prodotto alimentare veniva considerato di buona qualità se non presentava difetti e alterazioni di varia natura.

 

Si parlava di prodotti semplici e genuini come se la sola provenienza e la conoscenza del produttore fossero garanzia di qualità.

 

Oggi il concetto di food quality è cambiato. E’ diventato un concetto complesso, multi-dimensionale e influenzato da diversi fattori.

 

“Food quality has an objective dimension, which is the measurable physico-chemical characteristic inherent to a food product, and a subjective dimension framed by consumer expectations, perceptions, and acceptance” 

 

(Source European Commission knowledge for policy)

 

In base alla definizione della European Commission gli elementi principali che contribuiscono alla Food Quality sono:

 

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Le aspettative dei consumatori vengono generate dagli stimoli che ricevono dalle caratteristiche intrinseche ed estrinseche di un prodotto.

 

Le caratteristiche intrinseche sono quelle che possiamo valutare con i nostri sensi, si riferiscono ad esempio al colore, all’aspetto, al gusto o all’aroma.

 

Quelle estrinseche si riferiscono all’immagine del brand e del prodotto e all’esperienza che la marca è stata in grado di comunicare e consolidare nel tempo.

 

Innumerevoli ricerche hanno dimostrato che l’esperienza positiva e coinvolgente con un brand riduce al minimo il rischio di insoddisfazione ed è per questo motivo che i consumatori si affidano ai brand più conosciuti perchè sono garanzia di qualità.

 

Questo conferma ancora una volta che la qualità intrinseca è indubbiamente necessaria ma non è sufficiente per attrarre il consumatore, soddisfarne le aspettative e fidelizzarlo nel tempo.

 

E’ necessario quindi intraprendere un percorso che parta dall’analisi degli ingredienti e dalla formulazione della ricetta, che dovrà essere pensata sempre più in ottica di “clean label”, per arrivare alle denominazioni e certificazioni, chiudendo il cerchio poi con una comunicazione autentica e costante del brand e dell’azienda sul pack e attraverso gli altri strumenti a disposizione, on-line e off-line.

 

La Qualità parte dagli ingredienti

Sempre più i consumatori sono consapevoli e vogliono approfondire tutti gli aspetti riguardanti i prodotti alimentari che acquistano. In particolare si fidano degli ingredienti che conoscono e che richiamano l’origine naturale e genuina.

 

Questo ha portato le aziende a sviluppare prodotti e a riformulare ricette in modo da rispondere a questa esigenza dei consumatori.

 

In particolare si è sviluppato il concetto di “clean label”, una lista con ingredienti semplici, pronunciabili, comprensibili, senza aromi artificiali, coloranti e conservanti e qualsiasi termine che rimandi a componenti chimiche.

 

Ci sono anche recenti ricerche che dimostrano che la riconoscibilità degli ingredienti sia uno dei principali drivers d’acquisto e che la percezione della qualità passi in buona parte da questo aspetto.

 

La definizione di clean label è in continua evoluzione, così come lo sono le aspettative e le conoscenze dei consumatori. Si è partiti dalla clean label 1.0 “Less is more, simple is better”, riferita principalmente al concetto di “Free From” per lo più inteso come assenza di coloranti, aromi artificiali etc.. per arrivare ad una versione 2.0 che vede i consumatori sempre più interessati a: origine dei prodotti, luoghi di produzione, processi di lavorazione, OGM, utilizzo di antibiotici, fino ad arrivare al concetto di sostenibilità ambientale e sociale.

 

La lista ingredienti sul pack è quindi fondamentale per comunicare la qualità di un prodotto, ma da sola non basta. Il consumatore si aspetta un racconto autentico e credibile della marca e dell’azienda.

 

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Il riconoscimento della Qualità: certificazioni e denominazioni

Di fronte a consumatori sempre più consapevoli ed esigenti diventa fondamentale per le aziende offrire un’immagine di affidabilità e sicurezza e fornire delle garanzie sulla qualità dei prodotti. Per questo negli anni si è sentito sempre più parlare di certificazioni volontarie di qualità, come ad esempio BRC, IFS, ISO 22000, ISO 9001. Le strade percorribili sono quindi molteplici e le certificazioni possono riguardare principalmente 2 ambiti:

  • i processi aziendali come nel caso degli standard ISO e GFSI, per cui vengono analizzati i singoli processi e sistemi aziendali per gestire la qualità, l’ambiente e la sicurezza nel tempo.
  • il prodotto: in questo caso si tratta di atti che attestano il rispetto di specifici requisiti presenti in una norma, ad esempio: Gluten free, Biologico, GMO free
  • certificazioni legate a dettami religiosi come Kosher e Halal che riguardano tutte le fasi della produzione e le materie prime utilizzate

 

Sempre più la qualità attesa di un prodotto passa anche dalla sua unicità e dal legame con il territorio.

 

La Commissione Europea valorizza queste caratteristiche consentendo di ottenere dei riconoscimenti che attraverso le Denominazioni promuovono da un lato i prodotti e dall’altro danno la possibilità di evidenziarne le qualità distintive.

 

Le denominazioni dei prodotti possono beneficiare di una "indicazione geografica" (IG) e un diritto di proprietà intellettuale se hanno un legame specifico con il luogo di produzione.

 

Le indicazioni geografiche principali comprendono:

 

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Il consumatore, anche se non del tutto consapevole degli sforzi che un’azienda deve sostenere per intraprendere questi percorsi, ne apprezza il valore e considera le certificazioni e le denominazioni un aspetto importante nella scelta di un prodotto.

 

Il food è ricerca, cultura, curiosità, passione ed esperienza e si presta perfettamente al racconto. Una ricetta “clean”, i processi di produzione di un prodotto e i passaggi di preparazione di un piatto sono storie “ghiotte” per qualsiasi narratore.Il suo fascino però non consente di improvvisare, richiede una pianificazione strategica per sviluppare una comunicazione efficace che rassicuri e soddisfi i consumatori.

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